Alimenti 2016-17 - Stesecoetica

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Alimenti 2016-17

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AMBIENTE: ALIMENTAZIONE


PROGETTI 4 A
ARIA, ACQUA, AGRICOLTURA, ALIMENTI

PRODUZIONE DI CIBO MONDIALE
Appropriato e sufficiente tipo dieta mediterranea

AUMENTO DELLA POPOLAZIONE
Proiezioni 2050: ordini di grandezza medi
(fonte FIDAF e STES)

Cereali, legumi, verdure, frutta (kg/anno/persona)                 350

Latte, formaggi, carne, pasce, uova (kg/anno persona)           150

Perdite e rifiuti di filiera (kg/anno/persona)                             250

Popolazione nel 2050 (miliardi)                                                   9,0

Cibo da agricoltura  mondiale(miliardi t/anno)                          5,4

Terreno agricolo mondiale (miliardi ettari)                                 1,5

Produzione agricola ettaro (quintali)                                           35

SENZA PRODUZIONI MOLTO INTENSIVE NON UTILIZZABILI  DAI PAESI POVERI

Cibo da pascolo mondiale (miliardi t /anno)                               3,6  

Terreno pascolo mondiale (miliardi ettari)                                  3,4

Produzione pascolo ettaro (quintali)                                            10

SENZA INCREMENTARE LA DEFORESTAZIONE SPECIE PER PRODURRE CARNE

   
IL PROBLEMA NON È DEMOGRAFICO


DOCUMENTAZIONE 4E: ECONOMIA, ECOLOGIA, ETICA, ESTETICA
Esempi di progetti per il rispetto dell’ambiente

La delicata problematica legata ai cambiamenti climatici incidenti sul incremento della desertificazione e delle alluvioni con riduzione dei terreni agricoli è strettamente legata alla riduzione dei combustibili fossili (v. 4E) e delle plastiche (v. 4R) e ad un’economia etica.
L’uso di sementi, concimazioni, tecnologie di aratura, pesticidi, erbicidi, irrigazione innovativi è fondamentale senza arrivare a colture troppo intensive o viceversa solo biologiche troppo costose non realizzabili nei paesi poveri in modo autonomo.

                                                    pdf Aratro Vallerani

                         


L’ IMPRONTA IDRICA E I PRODOTTI ALIMENTARI
Claudia D’Ovidio, Marina Masone
Sommario:
Tra le diverse problematiche ambientali che investono l’intero pianeta, sicuramente la carenza di risorse idriche è uno dei più rilevanti. La water footprint, o impronta idrica, rappresenta il quantitativo di acqua dolce, utilizzato e inquinato nell’unità di tempo, da parte di un singolo, di una comunità oppure di un’azienda. Per quanto riguarda le acque destinate al consumo umano, va precisato che il consumo di acqua non è soltanto quello per bere o per cucinare gli alimenti; infatti, un ingente quantitativo di acqua è impiegato nelle fasi di produzione degli alimenti dalla loro origine fino all’arrivo sulle nostre tavole. Il problema riguarda anche i consumatori che con le proprie scelte alimentari e il proprio comportamento possono fare la differenza. Ad esempio, quando si getta via un prodotto alimentare, automaticamente si “getta via” anche l’acqua e l’energia utilizzati per la sua produzione e quindi lo spreco alimentare significa anche un incremento della pressione ambientale in termini di tutela delle risorse, prime fra tutte le risorse idriche.
Parole chiave:
impronta idrica, certificazione, alimenti
Title:
Water footprint and food
Abstract:
One of the most relevant global environmental problems is the shortage of water resources. The water footprint is the quantity of fresh water used and polluted per unit of time, by a single person, by a community or by an organisation. As far as water for human consumption is concerned, it should be stated that the consumption of water is not only water used for drinking or cooking food. As a matter of fact, a large amount of water is used in the manufacture of foods from their origin to our tables. The consumer salso are involved because, with their food choices and behavior, they can make the difference. For example, when you throw away a food product, you automatically "throw away" also the water and energy used in its production and therefore food waste also means an increase of environmental pressure in terms of protection of resources, first of all of water resources.
Keywords:
water footprint, certification, food
Author:
Claudia D’Ovidio, Marina Masone
Tra le diverse problematiche ambientali che investono l’intero pianeta, sicuramente la carenza di risorse idriche è uno dei più importanti. Il problema è legato non solo alla bassa disponibilità, causata ad esempio da una carenza di precipitazioni come conseguenza dell’innalzamento termico, ma anche dall’inquinamento che rende sempre più onerosi i trattamenti necessari per rendere la risorsa idrica prelevata dall’ambiente idonea agli utilizzi antropici. D’altra parte l’inquinamento delle risorse idriche è proprio conseguenza dell’utilizzo antropico delle acque e degli sprechi ad esso associati.
L’UNDP (United Nations Development Programme) ha stimato che a causa della scarsità idrica circa 1,1 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile, circa 2,6 miliardi di persone non hanno accesso a adeguati servizi igienico sanitari e circa 1,8 milioni di bambini muoiono ogni anno a causa di malattie legate alle precarie condizioni igienico-sanitarie.
Come si vede dalla figura seguente, il maggior consumo di acqua è imputabile all’agricoltura e all’industria. Il grafico seguente mostra il consumo di acqua nel mondo; inoltre, studi internazionali dimostrano che già dal 2025, metà della popolazione mondiale potrebbe sperimentare gravi carenze idriche e con la crescita demografica che prevede nel 2050 circa 10 miliardi di persone (rispetto alle sette attuali) il problema non può che aggravarsi.
                       
La Commissione Europea in uno studio del 2010, ha evidenziato come sussista in Europa una disparità nella distribuzione delle acque, una situazione che è divenuta sempre più grave a causa dell’attività umana. Nell’Europa meridionale, ad esempio, lo sviluppo del turismo ha determinato un incremento della domanda idrica, creando fenomeni di desertificazione e di intrusione delle acque salate nelle falde acquifere di varie zone costiere d’acqua dolce.
Nei Paesi dell’Unione Europea le misure dirette a favorire un uso più sostenibile dell’acqua comprendono:
·      strumenti di mercato a garanzia della regola del recupero dei costi, in base al principio «chi usa paga»;
·    Impiego mirato di finanziamenti per promuovere il risparmio idrico, a favore, ad esempio, di una migliore pianificazione nell’uso dei suoli e della promozione di pratiche agricole sostenibili (coltivazioni che richiedono meno acqua, irrigazione più efficiente ecc.);
·      Migliore gestione del rischio di siccità grazie a proposte integrate, che prevedano sistemi di mappatura e di preallarme;
·      Sviluppo di infrastrutture alternative per l’approvvigionamento idrico atte a fronteggiare problemi di carenza idrica nei bacini idrografici, come l’ampliamento di impianti di desalinizzazione o l’importazione di acqua dolce;
·     Promozione di tecnologie per un uso efficiente dell’acqua, basate sulla promozione della ricerca e intese a ridurre il consumo e lo spreco dell’acqua;
·    Diffusione di una cultura improntata al risparmio dell’acqua, favorendo l’informazione, l’educazione e la formazione volte a sensibilizzare aziende e consumatori.
Si comprende, quindi, l’importanza della water footprint, l’impronta di acqua, che rappresenta il quantitativo di acqua dolce, utilizzato e inquinato nell’unità di tempo, da parte di un singolo, di una comunità oppure di un’azienda.
Il calcolo della water footprint prevede tre fasi:
·       quantificazione e localizzazione dell’impronta idrica di un prodotto o di un processo nel periodo di riferimento;
·       valutazione della sostenibilità ambientale, sociale ed economica dell’impronta idrica;
·       individuazione delle strategie di riduzione della stessa.
Per calcolare la water footprint è necessario tenere conto di tre tipologie di risorsa idrica:
·       le acque superficiali e sotterranee prelevate;
·       le acque meteoriche, soprattutto in relazione all’uso irriguo;
·       le acque inquinate, stimate come il quantitativo di acqua necessario a diluire gli inquinanti fino al limite previsto.
La water footprint rappresenta quindi un indicatore complesso ed articolato sul reale impatto delle attività antropiche sulla risorsa idrica.
Per quanto riguarda, le acque destinate al consumo umano, va precisato che il consumo di acqua non è soltanto quello per bere o per cucinare gli alimenti; infatti un ingente quantitativo di acqua è impiegato nelle fasi di produzione degli alimenti dalla loro origine fino all’arrivo sulle nostre tavole: agricoltura, trasformazione, industria, ecc…
Nella tabella che segue sono riportati i quantitativi di acqua impiegati per la produzione di alcuni alimenti.
   
Alimento
 
     
Litri di acqua  per la produzione
     
1  uovo 200
     
1  chilo di patate 900
     
1  litro di latte 1000
     
1  hamburger 2400
     
1  chilo di carne di pollo 3000
     
1  chilo di riso 3400
 
fonte dati Tukker et al., 2006
Nel calcolo dell’impronta idrica (water footprint) si deve considerare sia l’acqua utilizzata per la produzione che quella per il consumo, tenendo anche conto del punto di prelievo dell’acqua considerando la disponibilità (o la scarsità) della risorsa idrica nella specifica area geografica di produzione o di provenienza dell’alimento.
Sulla base di quanto fin qui esposto, appare ovvio che il problema dell’utilizzo della risorsa idrica nel settore degli alimenti coinvolge tutti, a vari livelli: le aziende produttrici, i fornitori di materie prime e di imballaggi, le imprese agricole, ecc che dovrebbero impegnarsi ad adottare strategie di risparmio idrico e di tutela della risorsa idrica ad esempio riducendo il consumo di fertilizzanti e pesticidi che aumentano l’inquinamento e compromettono la qualità la risorsa idrica al punto di renderla talvolta non più trattabile e quindi utilizzabile a costi accessibili.
Il problema, però, riguarda anche i consumatori che con le proprie scelte alimentari e il proprio comportamento possono fare la differenza.
A titolo di esempio viene riportato un confronto tra due tipologie di menù, tratto da una pubblicazione della CCIAA di Torino.
fonte: CCIAA Torino
Per ridurre la water footprint è, quindi, importante agire anche sulle abitudini dei consumatori inducendo il mercato a preferire alimenti possibilmente locali e di stagione, ossia promuovere il consumo “a km 0”. Frutta e verdura, in particolare, hanno i propri cicli stagionali; il consumo di prodotti “fuori stagione” significa un elevato consumo di energia (serre, illuminazione artificiale, ecc…) per ottenere la giusta maturazione, oppure un elevato consumo di combustibili per il trasporto connesso con l’importazione da altri Paesi.
Inoltre, non va dimenticato il problema degli sprechi alimentari: cibi non consumati, ma anche invenduti in ristoranti, bar, supermercati, ecc…
Da uno studio della FAO risulta che i consumatori europei producono un quantitativo di rifiuti
da scarti alimentari pari a circa 95-115 kilogrammi all’anno, la maggior parte dei quali ancora utilizzabili, con una perdita economica pari a 680 miliardi di dollari solo nei Paesi  industrializzati.
Oltre agli aspetti sociali ed etici insiti in questo spreco, va anche considerato che quando si getta via un prodotto alimentare, automaticamente si “getta via” anche l’acqua e l’energia utilizzati per la sua produzione e quindi lo spreco alimentare significa anche un incremento della pressione ambientale in termini di tutela delle risorse, prime fra tutte le risorse idriche.





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ENERGIA MARINA E DIFESA DELLE COSTE

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(PowerPoint)

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